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martedì 3 ottobre 2017

LA LOBBY DELL'INDIGNICAZZONE


Forse il complottismo non è tutta fuffa. Forse qualche setta segreta qua e là esiste davvero e il fatto che non lo sappiamo con certezza è la prova che il loro porco lavoro di sotterfugi lo sanno fare proprio bene.

Non dico di credere alle scie chimiche o a Dan Brown, questo no. Ma qualche perplessità comincia a sorgermi, perbacco. In fondo io leggo tanto, mi documento, studio, approfondisco in internet che, si sa, ha sostituito perfino l'Università della Vita. Quindi alla fine ho diritto a formulare le mie teorie, perché non ho più solo una laurea, ho un dottorato di ricerca a vanvera e un doppio master carpiato con avvitamento. Dai, lo dico.

Mi sono convinta che esiste una lobby della indignazione a casaccio. Un gruppo occulto, i cui membri lavorano in gran segreto (e molto bene, va riconosciuto) per suscitare sdegno anche di fronte al puro nulla. Ombre, capaci di risvegliare il moralizzatore sopito in tutti noi e dileguarsi proprio un attimo prima che sia possibile chiedergli se è poi vero che la Ferragni è incinta. Tra l'altro peccato, poteva nascerne una grandiosa indignazione di gruppo su questi Vip che uniscono con incoscienza patrimoni economici e genetici.

Io la chiamo la LOBBY DELL'INDIGNICAZZONE.

Penso ci siano loro dietro il 90% delle discussioni isteriche che circolano sui social. Arrivano, accendono la miccia e via! più veloci della luce verso la prossima polemica superflua. I loro capolavori sono sotto gli occhi di tutti, continuamente. Vediamoli insieme, amici complottisti.

L'incenerimento da Buondì

La pubblicità del Buondì è ormai questione nota e sviscerata in tutti i suoi superflui aspetti. Ho avuto la fortuna di essere connessa alla sua prima circolazione sul web, ho potuto gustare lo sdegno di tante donne e madri di fronte all'incenerimento della mamma appassionata di ikebana. Adesso che l'infiltrato della lobby malefica si è già spostato altrove, riflettete con me amiche indignate. La pubblicità si apre con una bambina bionda e petulante, che spara alla madre un pistolotto su una colazione sana ma golosa, il tutto mantenendo una paresi facciale da nervo trigemino reciso. A lei risponde questa madre mechata e phonata, che di professione infilza fiori senza ragione, che invece di invitarla ad andare a giocare dove ci sono i tombini scoperchiati (cit.) le risponde, condiscendente ed irritante, che una colazione così non esiste e che Mazinga Zeta la pialli con un meteorite se esiste. Un tipica imprecazione di uso comune. Inaspettatamente (...) la signora dei fiori recisi finisce sotto un sassone incandescente.

Ora: tutto ciò fa pensare ad una offesa con vilipendio della figura femminile e materna? O non fa invece pensare ad una fiacca presa per i fondelli di 40 anni di pubblicità leziose a base di famiglie inamidate, che invece di rotolare giù dal letto grugnendo saltellano deliziose per casa, con cartelle e cravatte coordinate, addentando pezzi di polistirolo decorati con cioccolato ai conservanti? Ci siamo capite.

L'incenerimento dell'incenerimento da Buondì

Come detto, l'indignazione iniziale è già sopita, qualche donna si è ritrovata urlante con un reggiseno bruciato in mano mentre tutti già sghignazzavano, costretta a colpi di tosse e frasi imbarazzate. E dove è finito l'infiltrato della lobby, l'accenditore di micce a tradimento?

Come al solito, mentre ancorava infuriava lo sdegno più inutile, l'infiltrato è filato via, passando direttamente all'altro fronte e accendendo lo sdegno dello sdegno: come avete potuto, stolti, indignarvi per una simile scemenza? E via di contro commenti e contro post in cui i pubblicitari del Buondì sono passati dall'essere maschilisti arretrati e possibili fomentatori di femminicidio (giuro, l'ho letto), all'essere geni all'avanguardia che hanno abbattuto decenni di maschilismo arretrato e di fomentazione del femminicidio.

Naturalmente ora si sta spegnendo anche la contro indignazione. Ma io ho un sospetto sulla prossima mira dell'infiltrato: credo abbia puntato tutto sull'ultima versione della pubblicità, in cui ad essere asfaltato è il simpatico postino (personaggio di fantasia, la scienza ci insegna che i postini non sanno sorridere). Quindi a breve la rivolta pro postini e, più in generale, pro onesti lavoratori, schiacciati da questa reclame organizzata dai poteri forti e che certo non sta dalla parte degli sfruttati. Perché i padroni ci vogliono tutti piatti, come sogliole cosmiche.

E poi (come mi chiede sempre mia figlia)?

Dove altro arriveremo? Non so, ma ho un suggerimento per prendere in contropiede l'infiltrato della lobby: nella prossima pubblicità la bambina petulante e con paresi mandiamola a parlare con i dirigenti di Trenitalia. Sospetto che l'unica indignazione possibile sarà perché il meteorite non era abbastanza rovente.

Quindi, che ne penso? Penso che indignarsi sia una delle attività più inutili e che qualcuno se ne sia accorto già da un po', ad esempio De Andrè. Ricordate il testo della canzone "Don Raffaè"?
Prima pagina venti notizie 
ventuno ingiustizie e lo Stato che fa 
si costerna, s'indigna, s'impegna 
poi getta la spugna con gran dignità 
Ecco. Solo che anche per gettare la spugna con dignità ci vuole un certo talento.

martedì 3 gennaio 2017

2016 vs 2017



Caro 2016,
                 non credo di sconvolgerti troppo se ti dico che molti pensano tu sia stato un anno di merda. Mi ricordi un verso di De Andrè "(...) signor becchino mi ascolti un poco/il suo lavoro a tutti non piace". Ecco, anche tu non hai riscosso grandi consensi, cosa vuoi che ti dica io per risollevarti?

Sicuramente non posso detestarti,

mercoledì 2 dicembre 2015

DICEMBRERIE (RELOADED)


Questo post appartiene alla felice cerchia di quelli che avevo pubblicato tempo fa e che Blogger ha deciso di cestinare, per motivi ignoti. Comunque credo c'entrino il riscaldamento globale e i cerchi nel grano. Fatto sta che non compare più nella cronologia della sua epoca di pubblicazione, che era originariamente il 21 dicembre 2013
Ma, come ci insegna 50 Sfumature di Grigio, non tutto il male vien

giovedì 5 novembre 2015

DI CARRELLI, AMNESIE, MODA' E BAMBUCCI MONOMANIACALI

ATTENZIONE: questo post è stato pubblicato originariamente il 15 gennaio 2014. Lo ripropongo ora per rimediare ad un erronea eliminazione. Sorry.

Tra i buoni propositi per il nuovo anno, ci ho infilato pure quello di scoprire un orario in cui un rinomato supermercato, che chiameremo con l'enigmatico nome di Straesse (copyright di mio padre) per rispetto della privacy dei carrelli,  è abbordabile e non intasato. Ad oggi avevo provato la mattina presto (errore madornale, terra dell'Anzianotto Pensionato, che attende il suo turno avvinghiato alle serrande fin dalle 6.30, livido in volto per freddo e rabbia, perché nessuno gli apre. Soprattutto il lunedì mattina, quando l'apertura è pomeridiana), l'orario promiscuo tra le 17 e le 18.30 (doppio errore madornale con carpiato, l'orario dei lavoratori ordinari, che escono dagli uffici e piovono direttamente dentro il supermercato) e l'ora tarda, tra le 20 e le 21 (errore imperdonabile,

lunedì 12 ottobre 2015

ADDIO, MIO TERENCE, ADDIO


Circola un post divertente su Facebook, in cui si parla del cartone animato Candy Candy e del fascinoso Terence, ovvero l'amorazzo "cattivo" della protagonista, il cui appeal era di parecchi punti superiore a quello di quel geppetto buono buono di Anthony, primo amorazzo un po' decotto di Candy, per fortuna morto prematuramente (ma non troppo). L'autrice del post prende spunto dalle differenze tra i due archetipi maschili rappresentati e considera quanto ci vorrebbe un Terence qualunque nella vita di tutti i giorni. Anche per questioni di "appoggio". E non parliamo di quello morale.

venerdì 9 ottobre 2015

DI SETTEMBRINE MALINCONIE E FASTIDIOSI BAMBUCCI

ATTENZIONE: questo post è stato pubblicato originariamente il 9 settembre 2013. Lo ripropongo ora per rimediare ad un erronea eliminazione. Sorry.

Bello l'autunno, con la sua idea di qualcosa che ricomincia per tutti. Tecnicamente, lo so, non siamo affatto in autunno e non ci saremo ancora per un po' e sento fin da qui le grida indignate di quanti non sono ancora andati in vacanza, stanno per e non ne vogliono sapere di sentirsi dire che partono che è già autunno. Se ne facciano una ragione, le stagioni sono argomento incerto e visto che diamo per assodato che le mezze non ci sono più, allora io faccio partire l'autunno a sentimento, cioè quel sentimento di malinconia-freschino-buiopresto che tanto mi piace e mi riempie di aspettativa.

IL VILLAGGIO DEI DANNATAMENTE GENTILI

ATTENZIONE: questo post è stato pubblicato originariamente il 23 luglio 2013. Lo ripropongo ora per rimediare ad un erronea eliminazione. Sorry.

Non ho difficoltà ad ammettere che crescere in una città come Bologna offre molti vantaggi: ci sono cose da fare, posti da vedere eppure tutto è straordinariamente a portata di gamba o, nel mio caso, di ruota di bici. In una città così la macchina conviene dimenticarla, anche perchè altrimenti ci pensano i vigili urbani ad indurti l'amnesia coatta, trasportandola in un deposito auto sperduto e gestito da galantuomini che ti conteggiano sempre almeno un bel centone di sosta sul loro prestigioso asfalto, persino quanto la sosta è durata 30 secondi grazie al fatto che, sull'onda della furia omicida, tallonavi di corsa e da vicino il carroattrezzi.
Eppure vivo in provincia, nella bassa più bassa, dove l'argine e la sponda del fiume sono entrambi parecchio più in alto del balcone di casa tua. Dove a svegliarti alla mattina ci pensa l'adorabile contadino trebbiatore, accompagnato nel ritmo dalle galline più logorroiche che abbia mai sentito e, in un sottofondo corale da tragedia greca, dalle maledette cicale. E ci sto bene. Ne sono felice.

venerdì 21 agosto 2015

LA RISACCA DELL'ORRORE



Il mare è la personificazione dell'estate, per molti. Nella fantasia dei più, chi dice mare dice estate. Io preferisco la montagna, ma questo è un altro discorso. Il discorso di oggi, invece, è che effettivamente il mare e l'estate hanno molto in comune: entrambi ti riportano e ti sbattono in bella vista cose che non avevi nessuna ansia di vedere. O di rivedere. Cose che avevi dimenticato, e magari c'era il suo bel perché, cose per gettare vie le quali ti eri mezza lussata una spalla.

lunedì 10 agosto 2015

BREVE MANUALE DI SOPRAVVIVENZA PER UOMINI BISOGNOSI

Constato ogni giorno di più come la buona riuscita della comunicazione tra maschi e femmine sia minata da problemi sociali e personali. Il fraintendimento è il pane quotidiano degli scambi tra i sessi. E credo che il nemico numero uno della buona comprensione tra i due lati della barricata sia la massa informe, pulsante e rivoltante dei luoghi comuni. Essi sono il pane dei poveri di spirito e di capacità critica, l'argomento preferito da chi non ha niente di nuovo da dire e

lunedì 29 giugno 2015

FANTACOMMERCIO

Con l'avventura di oggi entro a pieno diritto in quel mondo di esperienze sensoriali senza ritorno che è il #Fantacommercio. I fatti.
La scorsa settimana mi contatta una gentilissima incaricata di nota casa editoriale, mi parla di un nuovo prodotto banca dati e mi chiede se può mandare qualcuno ad illustrarmelo e farmelo provare. Accetto per buon cuore:

giovedì 14 maggio 2015

LA STRATEGIA DELL'OCCHIO DA CERNIA

Dopo lunghe ore di osservazione a scopo umanitario ed antropologico, quasi tutte passate là dove vi ho più volte detto che dimora il vero sapere, cioè il bar, ho potuto verificare un'inattesa verità: molti uomini si sono convinti che il bravo ragazzo comprensivo tira di più. Il Soggetto del mio studio è stato un Ragazzone-che-ce-n'è-tanto. Si definisce così un individuo di sesso maschile,

venerdì 1 maggio 2015

STORIA DI UGO

C'era una volta una ridente cittadina, dove i muri erano color ocra e dove l'umidità non scendeva mai sotto l'ottanta per cento. Dove le strade erano fatte di sassi costosi, che ogni due anni venivano riposizionati da omini arancioni, per la gioia degli Anzianotti da Cantiere, soggetti incanutiti che vegliavano ai bordi delle opere stradali, dispensando consigli tanto inutili quanto fastidiosi e non richiesti.
In questa gaia città viveva la nostra eroina, una giovane (...) donna dai ricci capelli infeltriti,

lunedì 13 aprile 2015

DEL SUICIDIO SOCIALE E DEI SUOI RIMEDI

Si fa un gran parlare dell'articolo apparso di recente sul Foglio, che tratta del perché Samantha Cristoforetti non sia un buon esempio. Al di là della portata innovativa dello scritto, che con la sua lunghezza di 235 battute mi ha aperto nuove prospettive e farà sì che d'ora in poi io non parli mai più di post ma di articoli, perfino quando twitto due righe per lamentarmi dei giocatori casuali selezionati su Ruzzle che tentano l'approccio via chat, tra uno schema e l'altro. A parte la doppia bordata del testo, che è riuscito in un colpo solo a far imbestialire tutte le donne

mercoledì 11 marzo 2015

BREVISSIMO POST DI WHISKY ED IPOTETICA DELL'IRREALTA'

E per la premiata serie "Sogno o son desta": mi sono appena sentita dire "guarda che non sei la sola a lavorare" da un uomo, ultra quarantenne, che alle ore 16.50 ha varcato la soglia di un bar ordinando un whisky e coca e a seguire si è stravaccato su uno sgabello, predisponendosi ad importunare le bariste per molte ore a venire, in unione con altri due gaglioffi che, come lui, ogni giorno, dalle 16 in poi, si dedicano all'alcolismo in cordata. Considerate che tale acutissima e per nulla risentita osservazione ha fatto seguito al mio ardito proferire parola, posto che, all'invito della barista a restare per sfanculare insieme a loro il soggetto, avevo semplicemente risposto che mi sarebbe piaciuto ma dovevo tornare al lavoro. E considerate altresì che questo pregevole esempio di maschio italico non mi conosce neppure per sbaglio. Sommate il tutto, mischiate come se fosse un cocktail fuori luogo per orario e categoria, ed otterrete l'ennesima valida motivazione per non nutrire felici aspettative verso il mondo ma(h!)schio. E per non dare mai corda a simili esemplari di umanoide. Tranne nel caso in cui la corda sia quella che io stessa gli avviluppo stretta stretta intorno al collo, in un caldo, materno e femminile abbraccio di conforto. A proposito: redarguito dalla barista, il Cavaliere del lavoro ha borbottato ferree argomentazioni a sostegno della sua acidità livorosa, del tipo "guarda che ci sono tanti modi di lavorare, ad esempio io potrei stare lavorando anche da qui, al telefono". Chiaramente un'ipotetica dell'irrealtà o, nel suo caso, della fantascienza. Ciò nonostante, voglio accogliere il suo egregio esempio ed informare tutti che da domani mi trovate non nello studio, ma al bar sotto allo studio, abbracciata ad una bottiglia di prosecco ma con il telefono in mano, acciocchè io possa dirvi con fierezza "che ti credi? Sto lavorando".

mercoledì 21 agosto 2013

Meraviglia del vivere nell'oggi: una volta, per sentire quanto le nostre vite fossero insignificanti rispetto al tutto universale toccava aspettare il tramonto, sperare in assenza di nubi, trovare un posto a ridotto inquinamento visivo e farsi venire il torcicollo a guardare le stelle. Finalmente, davanti a quella marea di lucine e lucette, faccia a faccia con l'ipotesi che chissà quanti abitanti di chissà quanti pianeti stessero facendo la stessa cosa in quel momento, si poteva considerare la piccolezza della vita umana. Un bel po'di fatica per un misero momento