lunedì 12 ottobre 2015

ADDIO, MIO TERENCE, ADDIO


Circola un post divertente su Facebook, in cui si parla del cartone animato Candy Candy e del fascinoso Terence, ovvero l'amorazzo "cattivo" della protagonista, il cui appeal era di parecchi punti superiore a quello di quel geppetto buono buono di Anthony, primo amorazzo un po' decotto di Candy, per fortuna morto prematuramente (ma non troppo). L'autrice del post prende spunto dalle differenze tra i due archetipi maschili rappresentati e considera quanto ci vorrebbe un Terence qualunque nella vita di tutti i giorni. Anche per questioni di "appoggio". E non parliamo di quello morale.

Mi è venuto da associarlo mentalmente ad un articolo che periodicamente Facebook ripropone, con un titolo che invita a scoprire perché gli uomini ti amano ma non te lo dicono. Ci aggiungo pure il carico radio, dove va di moda parlare di come il testosterone spieghi le differenze tra uomo donna, in particolare la capacità maschile di valutare e percepire gli spazi e la capacità, a quanto pare tutta femminile, di comunicare. Se queste teorie fossero vere, avremmo la soluzione ad ogni problema del pianeta: basterebbe relegare i maschi nel loro giusto ruolo di monta (...) carichi con muletto e porre le femmine in qualunque ruolo, soprattutto dirigenziale, che implichi un minimo di analisi, valutazione e comunicazione. Se queste teorie fossero vere, dovrei concludere di aver avuto un'allucinazione, l'altro giorno, quando ho assistito, per tutto il tempo che va dall'arancione di un semaforo al tornare verde dello stesso, ai ripetuti tentativi di un uomo di parcheggiare la propria auto in uno spazio enorme, senza riuscirvi. Altra rilevante differenza di genere: una donna si sarebbe imbarazzata e sentita in colpa al secondo tentativo e avrebbe abbandonato il parcheggio. Il Maschio Parcheggiatore, invece, ha continuato sereno ad intasare l'intera corsia di svolta a destra, senza farsi un problema al mondo. Sarà che è uno strano animale e forse si accoppia in autunno, quindi non ha tempo di notare altro. Chiederò agli Angela.

Tutti i Terence della mia vita

Torniamo agli aridi fatti. Io Terence nella vita ce l’ho avuto. Burbero, un uomo che pare ridere del mondo intero. Che invece di dirti che sei bella o speciale o intelligente o anche solo ben depilata (e ti pare poco?) ti prende in giro e ti affibbia nomignoli ridicoli, che per te trasudano affetto da ogni sillaba. Salvo poi scoprire, solo anni dopo, che erano proprio ciò che sembravano: prese per il culo di puro divertimento (il suo). E se mi dite che mascherano l'interesse, io vi chiedo di sedervi al vostro posto nel banco, perchè è chiaro che siamo saliti tutti su una macchina del tempo e siamo tornati in terza media, primo trimestre. 
Parliamo qui di quel maschio che quando ti incontra al massimo ti fa un sorriso sornione (è felice di vedermi o ha uno spinacino incastrato nei canini?), guai a sfiorarti. E guai a sfiorarlo. Solo quel sorriso lì, quello intraversato tipo camion nel bel mezzo dell'autostrada o, nello specifico, del tuo flusso sanguigno, che spesso si tronca ad altezza stomaco alla vista di una tale effusione. Questo qui, dai:

Nonostante i brividi da intraversamento, è il maschio che alla fine ti lasci scivolare addosso, perché intuisci che non c'è da cavarne nulla di buono. Poi succede qualcosa e tutto cambia. Magari, che so, sei lì che passeggi in montagna con amici, per una strada sconnessa e verticale, alzi gli occhi dalla punta scivolosa delle tue Adidas e vedi una mano, la sua, tesa, che ti afferra e ti sostiene, ma, soprattutto, ti provoca spostamenti di organi interni che nemmeno sapevi di avere. Qui scatta il trappolone, quello che potremmo definire "il buio oltre la siepe che però ho scambiato per luce". Quel momento di profonda dabbenaggine in cui Terence, abitualmente uno stronzo egoista senza ritorno, fa un gesto di normale educazione e ti fotte. Non in senso letterale, che poteva essere anche cosa gradita, in senso tremendamente metaforico. Ti fa passare un gesto di normale cortesia per l'espressione sofferta del suo sentire, per qualcosa di molto ben nascosto che c'è, ma che solo a te ha lasciato intravedere. Perché lui è complesso. Perché lui ha paura ad aprirsi, ma con te ha lasciato intravedere uno spiraglio del suo fantastico mondo interiore. Perché lui, in realtà, dentro di sé, nel profondo, nel buio del suo travagliato vissuto, credimi, è una inestricabile e prolungata rottura di coglioni. Solo che tu ancora non lo sai.
Finché c’è, Terence può anche avere un suo perché. Spesso è un "perché cazzo ci sono uscita", ma poco importa, anche le dentate nel cemento servono, nella vita. A volte piacciono, perfino.
Il punto è che Terence c’è davvero poco e male. Il problema ancora peggiore è che, ogni volta che ti sei rotta dell’affettività ad intermittenza e sei sulla porta con la valigia bianca e rossa di quella scapigliata di Candy, arriva lui che ti afferra da dietro e provoca altri spostamenti di organi. Salvo poi mollarti, quando è certo che la valigia torni nell'armadio. E via così, in un valzer di borse fatte e disfatte e di trattenute dell’ultimissimo momento. Fino a che quelle mani che ti tirano indietro provocano un ultimo, definitivo spostamento di organi: una discesa libera di zebedei. I tuoi però, i suoi sono irreperibili da molto, come la spina dorsale.
Il segreto di Terence, ahimè, è fare leva sul più grande bug femminile di tutti i tempi: Io Ti Salverò. E' quel voler credere a tutti i costi che, anche se tutto il mondo trova che Terence sia un sociopatico affetto da egoistiche manie compulsive alquanto fastidiose, in lui c'è qualcosa di straordinariamente buono e valido e generoso, che rivelerà solo a te perché solo tu sei speciale e glielo sai far emergere. Quell'insensato senso femminile per cui, qualunque cosa facciamo, ce la dobbiamo essere conquistata con unghie e denti sanguinanti. Come se la nostra esistenza non fosse, anche senza un'aggiunta di masochismo, terribilmente faticosa.
Io oggi lo dico: che palle questi uomini che non sanno dirti ti amo, ti voglio bene, sei importante per me, ma ti tocca intuirlo da come si osservano la pellicina delle unghie. Che palle la storia che la comunicazione verbale non è nelle corde dei loro neuroni, cioè l’ennesima scusa para-scientifica per giustificare la pigrizia epica di molti di loro. Che palle l’uomo che ti elargisce briciole di presenza e di vita insieme, per le quali devi pure ringraziare. Che palle pure Terence, che non ha il coraggio di lasciare quella lagnosa manipolatrice di Susanna-senza-gamba e di ammettere al mondo che vorrebbe portarsi a letto ogni sera una che, superate le 8 primavere, crede ancora sia normale uscire con dei codini spumosi ai lati della testa.Che palle, ovunque tu sia, uomo sentimentalmente stitico ed analfabeta. E chiunque tu sia, marito, compagno, amorazzo passeggero, amante, amico, padre, zio, persino cugino, non importa. Sei una palla.
Lo so, siamo tutti prodotti di Mamma Società che ci ha cresciuti. Quella che ci ha insegnato che un uomo con il Mocio Vileda in mano è ridicolo e risibile, perché vittima della donna con cui sta, che gli affibbia compiti che sarebbero suoi. La stessa società che ci dice che l'uomo che manifesta dei sentimenti è fesso e poco virile. Credo però che i tempi siano un tantino maturi per rimboccarsi le maniche e tentare di fare qualcosa di diverso da ciò che ci è stato inculcato a forza, di andare oltre quei post di Facebook che ancora riscuotono tanto successo e che recitano variazioni sul tema del "non rompere i maroni e dammela". 

Nuove leve, nuovi desideri

Un giovane uomo, con cui ho avuto modo di chiacchierare di recente, mi ha chiesto perché noi donne, nella coppia, siamo sempre così scontente e pronte a rinfacciare quello che abbiamo fatto. Credo siano due problemi differenti. 
Siamo scontente, arrabbiate e spesso incazzose, per la frustrazione di quanto sopra. Per uomini che, non importa l'età anagrafica, non paiono dare segni di cambiamento né di voglia di farlo, questo cambiamento. A cui bisogna sempre correre dietro in qualche modo, scegliendo due opzioni: assuefarsi completamente al loro modo di essere, avvolgendo la loro vita con la nostra, che fa da confine (come canta pure quel passito di Ramazzotti), oppure imporsi completamente, sostituendo la loro vita con la nostra, cosa che a molti maschi fa comodissimo. La parità, due esseri umani che apportano ciascuno il proprio in una relazione di qualsiasi tipo, con rispetto di entrambe le figure, è ancora appannaggio di pochissimi, davvero troppo pochi. 
Sul rinfacciare non posso dire niente di positivo: quando una donna si mette ad elencare al compagno le cose materiali che ha fatto per lui, vuol dire, per me, che siamo sempre fermi qualche passo indietro rispetto a ciò di cui parlo. Perché si cerca di dare importanza al proprio ruolo di donna attraverso quei compiti che ci sono stati tramandati come "nostri" e che spesso dagli uomini vengono derisi.
In conclusione, per il potere da me conferito a me medesima, dichiaro che Terence ha da cavarsi dai piedi, per eccessiva noia sopraggiunta. Con l'unica, rilevante eccezione di quanto auspicavo, sul finale, qui. Per il resto, uomini, è giunta l'ora di imparare ad essere qualcosa di nuovo e migliorato. Di imparare a parlare di ciò che vi passa per la testa e di saper dire, a voce alta e chiara, quando si vuole qualcuno. E per voi, donne, sparito definitivamente l'arrotino, è invece arrivata l'ora di smettere di macerarvi nell'ombra, a fianco di chi rimane sempre uguale, confidando nella telepatia per fargli arrivare il vostro messaggio di quanto lui non corrisponda a ciò che speravate. Anzi, meglio e prima, smettete di sperare e cominciate a desiderare. Inutile prendersi un Terence qualunque, rimanendo nel ruolo di eterna Candy (che guarda caso faceva la CROCEROSSINA). Prendetevi quello che desiderate davvero, perfino se si tratta di (orrore) un uomo che non fa fatica alcuna a declamarvi tutto il suo amore in tetrametri giambici mentre passa lo straccio in sala.



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