giovedì 14 maggio 2015

LA STRATEGIA DELL'OCCHIO DA CERNIA

Dopo lunghe ore di osservazione a scopo umanitario ed antropologico, quasi tutte passate là dove vi ho più volte detto che dimora il vero sapere, cioè il bar, ho potuto verificare un'inattesa verità: molti uomini si sono convinti che il bravo ragazzo comprensivo tira di più. Il Soggetto del mio studio è stato un Ragazzone-che-ce-n'è-tanto. Si definisce così un individuo di sesso maschile,
di età compresa tra i 35 e i 45 (perché l'adolescenza è tutta sfasata oggigiorno), con sorriso malandrino, capello (quando c'è) brizzolato, altezza oltre i 180 cm. e occhio leggermente all'ingiù. Alla Mentalist per capirci. Che è un dettaglio, ma può fare la sua bella differenza.
Il nostro soggetto, nello specifico, di capello ne ha tanto e pure di basette. Temo che l'influenza dei Litfiba abbia generato, nel maschio che era davvero giovane nei tardi anni '90, la convinzione che la basetta fa alternativo e cuccatore. Dopo di che, come sempre, diventa impossibile far capire ad un uomo che ciò che andava in un decennio non va esibito a forza fino all'età buona per un intervento alla prostata. Gli innumerevoli 50enni reduci degli anni'80, che non hanno mai superato lo scoglio "t-shirt larga infilata nel pantalone", ce ne hanno fornito prova indelebile.
Il Soggettone si era offerto al mio sguardo, in un primo tempo, con allure da Strafigo, da colui che sa bene che "altezza mezza bellezza". Ma anche che "una chiappa non fa primavera" e difatti la sua non eccelle. Tuttavia, colmava il gap chiappale con quella bella movenza globale da Bastardone, il marchio di garanzia che un uomo così almeno un brivido, quando lo guardi, te lo sa dare: il brivido da bordo del burrone, per cui ti chiedi, se glielo permettessi, quando male esattamente ti potresti fare con uno così. E quanto divertente sarebbe farselo (il male, ovviamente. Che noi donne siamo tutte un po' favorevoli al masochismo). 
Il Mutamento è stato repentino: una bella mattina di primavera entro al bar, pronta a prendere caffè e appunti, e trovo il Soggettone che mi accoglie con calore, con saluti, con sorrisi affettuosi, gli occhi improvvisamente orfani di quella luce tagliente e maligna che tanti brividi addusse a tutte noi. Improvvisamente vuole sapere tutto di me e vuole difendere a spada tratta la barista da un'avventrice cafona che ha ironizzato sulla sua assenza di curve frontali (al secolo, tette). Perché lui CI VUOLE BENE. Perché lui A NOI CI TIENE. Ci tiene a tal punto che mi fa domande sul mio nuovo taglio di capelli, segnalatogli dalla barista stessa (è pur sempre un uomo). Poi esce, a meditare fumoso sulle nuove informazioni assunte. Dopo un po' esco anche io e mentre transito davanti al suo tavolino, mi ferma: tanta meditazione ha prodotto un certo risultato e lui non vede l'ora di mostrarmelo, il risultato. Inizia l'agonia di un suo monologo faticoso e stentato, composto forse di 20 parole che faticano a trovare la via d'uscita, al punto che mi viene da completargli le frasi per accelerare e porre fine allo scempio linguistico. Questo per i primi 5 secondi, dopo di che la noia ha il sopravvento e le mie orecchie si spengono, mentre nel cervello mi faccio intricate liste di cose da fare al lavoro, cose da fare a casa, cose da comprare assolutamente, cose da comprare non appena avrò migliore fortuna economica, cose che comprerei se fossi spudoratamente ricca e priva di scrupoli, cose che comprerei da indossare se avessi sentore che un certo Lui dal fisico ellenico (cioè statuario, non simbolicamente sfasciato) è in procinto di chiedermi in moglie nel corso di una certa cena presso un certo ristorante.
Mi risveglio appena in tempo per inserirmi nella prima pausa utile del Soggettone, approfittando della quale gli sorrido sorniona, faccio una calda risata complice, esclamo "proprio così!" e mi avvio verso il cancello dello studio, salutando con la manina. Non ho udito una parola di quel che ha detto dopo i primi 5 secondi. So solo che tifava per un mio rapamento laterale, in modo da dare ancora più risalto al riccio sul resto della testa. E tanto faceva con uno sguardo compiaciuto, che tante volte ho visto negli occhi poco vivaci del mio ex fidanzato pontificatore (The PontiFEx), tipico di quando riteneva di aver detto qualcosa di molto profondo, sensibile ed azzeccato. Come in questo caso, si trattava in realtà di una scontata banalità lecchina, buona per far apparire desiderabile il coma autoindotto.
Ecco quindi che ci si palesa la dura realtà: il maschio figaccione (non parlo di te, PontiFEx) si è convinto che sembrare comprensivo e sensibile, proto femminista al punto da avere sviluppato l'invidia del ciclo mestruale, sia l'arma giusta per fare ciò che da Bastardone faceva già egregiamente. Cioè giacere con più femmine possibili. Ed ecco che, anche per praticità, ritengo di adempiere qui ed ora al mio singolo impegno annuale di buona azione, rivelando al Bastardone, ad ogni Bastardone, quanto segue: sì, forse il maschio buono e sensibile e attento piace più di ogni altro. Ma qual è la caratteristica principale di questo maschio? Non ti sforzare, te lo spiego io: ascoltare e comprendere. Il che presuppone, per cominciare, che uno parli italiano e che abbia un vocabolario di almeno 200 parole. Si stima che i cani ne imparino intorno alle 250, per cui l'obiettivo mi pare ragionevole, tenendo conto delle oggettive difficoltà di specie. Al di sotto di queste caratteristiche, vi prego Bastardoni tutti, non ci rovinate ulteriormente l'esistenza: ogni donna vuole almeno uno di voi, almeno una volta nella vita, e non vi vuole per un convegno sulla semantica, né tanto meno per sentirsi capita. Per quello c'è LA (donna) terapista. Date retta a me, spegnete il sonoro e riaccendete la lucetta maligna nello sguardo. Quella lucetta che ci dice "the big Bastard is in". Quella lucetta che, tipo luna park, promette divertimento. A tempo determinato, certo. Ma che tempo.

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